Feeds:
Articoli
Commenti

Anche quest’anno potrai scegliere di sostenere Cestas con il  tuo 5xmille.

 Puoi farlo firmando nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi (“sostegno del volontariato, delle Organizzazioni Non lucrative di Utilità Sociale”) e indicando il codice fiscale di Cestas

02080420371

 

 

Quest’anno la tua scelta aiuterà il Cile nella ricostruzione. Cestas destinerà i fondi raccolti grazie al 5xmille a sostegno del Progetto 1×1=ToDos, per le attività di ricostruzione in post-emergenza nelle zone colpite dal terremoto del 27 febbraio 2010.

La scelta di devolvere il 5xmille, non costituirà un aggravio alle tue imposte: è lo Stato a rinunciare ad una quota per destinarla alla finalità indicata dal contribuente.

Il 5xmille non sostituirà, ma si aggiungerà al meccanismo dell’8xmille, che rimane in vigore.

 

Luis Rifo e Jenny Morales, entrambi partecipanti al progetto Cestas di sviluppo e sostegno dell’imprenditoria a Dichato, raccontano quello che hanno vissuto il 27 febbraio 2010 e come stanno vivendo a un mese e mezzo circa dal terribile terremoto.

I dati relativi alle condizioni della popolazione e della infrastrutture nonostante siano pesanti e indichino che la ricostruzione sarà lenta e impegnativa possono essere considerati positivi, almeno rispetto a quanto si sarebbe potuto immaginare vista la potenza del sisma del 27 febbraio scorso.

I senzatetto sono circa 2 milioni: un numero altissimo ma che avrebbe potuto essere esponenzialmente più alto vista l’intensità del terremoto e il milione di vittime circa dello tsunami che ha colpito i 500 km di costa della 7^ e della 8^ Regione. Le vittime sarebbero potute essere molte di più. Molte persone devono la loro salvezza alla decisione di mobilitarsi in maniera autonoma e alla scelta di spostarsi in alto, verso le colline interne, nonostante non ci fossero fonti ufficiali che avallassero l’allarme tsunami. Chi invece ha seguito le indicazioni delle autorità locali ed è rimasto sul posto si è trovato letteralmente travolto dal cataclisma e alcuni sono morti. Quelli che in maniera autonoma sono riusciti a mettersi in salvo, non hanno però potuto portare con sè anche le proprie case e il proprio lavoro. Continua a leggere »

Mariza, una delle donne che partecipano al progetto Cestas di sviluppo e sostegno dell’imprenditoria femminile a Dichato, racconta quello che ha vissuto il 27 febbraio 2010. Leggi la sua storia

Un  reportage di Luis Medina nel quale Mari Moya Varela, una delle donne che partecipano al Programma di microimprenditoria femminile PAME organizzato da Cestas, racconta il 27 febbraio e i giorni successivi al terremoto.

Dichato colpita dal terremoto: come vive la popolazione, di cosa ha bisogno.

La storia di Roberto Silva, abitante dell’Isola di Mocha

Il video mostra la situazione in cui vive la popolazione dell’Isola di Mocha, devastata dal terremoto e dal marremoto del 27 febbraio 2010.

La popolazione stremata chiede aiuto nell’organizzazione della ripresa          

La familia de Mariza y "don Chundo" en una improvisada vivienda

 

   ”Qualcosa faremo” dice Mariza Guajardo che vive a Dichato, località che prima del terremoto del 27 febbraio era luogo di villeggiatura degli abitanti delle città di Chillan e Concepción.          

Quello che commuove è il modo in cui lo dice, lo stesso modo con cui racconta della disavventura accaduta alla propria figlia maggiore, quasi annegata nel tentativo di procurare i pannolini per il suo fratellino. “Uscì di casa e per 3 giorni non la vidi più tornare. Pensai che fosse morta, che l’acqua l’avesse travolta. Ma per fortuna un ragazzo riuscì a salvarla tirandola fuori dalla corrente e la portò a Presi, un paesino vicino a Dichato. Sopravvissuta al terremoto e allo tsunami mia figlia sente forte la voglia di ricominciare, di impegnarsi nella ricostruzione. Vogliamo però cominciare la ricostruzione in una parte più sicura di Dichato, per far sì che ai nostri nipoti non capiti una cosa simile a quella che è capitata a noi.” racconta Mariza.          Continua a leggere »

Sull’isola di Mocha sono ancora alla ricerca di due dispersi
 
di Luis Medina

Roberto Silva y su cuñado Gerardo Durán

 

Roberto Silva, 76 anni racconta quello che ha vissuto il giorno del terremoto. Essere vivo dopo il terribile sisma del 27 febbraio che ha sconvolto il Sud del Cile per lui è un miracolo. E’ rimasto immobile quando ha visto arrivare l’onda dello tsunami verso la sua casa, situata sull’Isolo di Mocha di fronte a Lebu nella provincia di Arauco. “Ero sotto shock, ho aperto la porta e sono stato travolto dall’acqua. Il tetto è crollato ed era tutto buio, anche la luce era saltata”, racconta Roberto Silva. “E’ venuto a salvarmi mio cognato Gerardo. Mi ha aiutato ad uscire dalla casa, mi ha asciugato e portato in salvo sulle colline. Da lì abbiamo potuto vedere la distruzione causata dal maremoto… non abbiamo più nulla. Abbiamo bisogno di aiuto: utensili, stoviglie, coperte, letti, mobili.” Quello che serve ora è riprendere a vivere e iniziare la ricostruzione.  Continua a leggere »

Quello di cui maggiormente ora necessitano gli abitanti dell’isola di Mocha sono gli utensili e le attrezzature per la propria casa e la sostituzione delle imbarcazioni per la pesca andate perdute. 

la ola pasó por encima de este acantilado

la ola pasó por encima de este acantilado

 

L’isola di Mocha prima del 27 febbraio era un paradiso: un posto mitico, dove la popolazione Mapuche viveva immersa nel verde, nei boschi nativi, in semplicità e tranquillità. Il 27 febbraio l’isola venne però sconvolta dal terremoto e dal maremoto: il primo ha fatto tremare vigorosamente l’entroterra, il secondo ha frustato la costa, con onde così alte che hanno superato scogliere di oltre 20 metri. Il mare si portò via oltre 15 case e quasi la totalità dei pescherecci. 

Continua a leggere »

Articoli precedenti »

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.