I dati relativi alle condizioni della popolazione e della infrastrutture nonostante siano pesanti e indichino che la ricostruzione sarà lenta e impegnativa possono essere considerati positivi, almeno rispetto a quanto si sarebbe potuto immaginare vista la potenza del sisma del 27 febbraio scorso.
I senzatetto sono circa 2 milioni: un numero altissimo ma che avrebbe potuto essere esponenzialmente più alto vista l’intensità del terremoto e il milione di vittime circa dello tsunami che ha colpito i 500 km di costa della 7^ e della 8^ Regione. Le vittime sarebbero potute essere molte di più. Molte persone devono la loro salvezza alla decisione di mobilitarsi in maniera autonoma e alla scelta di spostarsi in alto, verso le colline interne, nonostante non ci fossero fonti ufficiali che avallassero l’allarme tsunami. Chi invece ha seguito le indicazioni delle autorità locali ed è rimasto sul posto si è trovato letteralmente travolto dal cataclisma e alcuni sono morti. Quelli che in maniera autonoma sono riusciti a mettersi in salvo, non hanno però potuto portare con sè anche le proprie case e il proprio lavoro.
Questo è successo anche a Jenny Morales e Luis Alarcón Riffo fanno parte del gruppo di persone che ha deciso di spostarsi verso le colline appena si è iniziato a sentire il pericolo di un maremoto: come molti altri fortunatamente sono vivi, ma hanno perso tutto anche la loro attività nata grazie alla partecipazione al progetto Cestas di microimprenditorialità. “In questo momento viviamo solo degli aiuti che ci arrivano e va avanti così da più di un mese” racconta Luis. ”Il mio desiderio ora è ricostruire la nostra casa e riprendere l’attività commerciale che con grande impegno ero riuscita ad avviare. Avremo bisogno pure di un furgoncino, anche di seconda mano, che ci permetta di spostarci e di raggiungere i centri abitati limitrofi e vendere i nostri prodotti”. Ora vivono in un accampamento, in attesa che il Governo dia loro un casa, basica ma che permetta in maniera umana.
El daño es muchísimo mayor a lo esperado.Se catastraron dos millones de damnificados. La cantidad de víctimas por el cataclismo ocurrido en Chile el 27 de febrero, es sustantivamente baja en relación al desastre ocurrido.
Ya que el terremoto produjo un maremoto en la línea costera de la VII y VIII Región del país, que abarcó alrededor de 500 kilómetros, afectando a casi todas las poblaciones que suman millones de personas La suma de víctimas pudo ser infinitamente mayor. Una de las formas para explicar esto es la reacción oportuna de la población. La mayoría de los habitantes, subieron a partes elevadas inmediatamente después del terremoto, sin esperar un llamado oficial. Todo lo contrario, muchas de las personas que acogieron el emplazamiento de las autoridades a desestimar la posibilidad de un maremoto, se vieron enfrentadas a situaciones difíciles e incluso la muerte. Jenny Morales y Luis Alarcón Riffo son una de esas familias que subió inmediatamente a los cerros más cercanos y salvaron sus vidas, sólo la vida.
Al huir junto a unos vecinos, huyeron con lo puesto, y perdieron todo el capital y herramientas que habían invertido en un almacén de verduras, producto de un proyecto de microemprendimiento, “ahora vivimos de la ayuda, en un mes más… no sé”, dice Luis, “yo perdí dos botes, tenía un proyecto de capital semilla, un equipo de buzo, redes”, agrega. Jenny Morales afirmó que a pesar de todo el horror que les tocó vivir, quiere quedarse en el lugar, reconstruir su casa y emprender un nuevo negocio “ necesitamos un vehículo, una camionetita, de segunda mano para hacer fletes, hacer astillas y salir a vender, no nos vamos a quedar” , afirmó. Mientras tanto viven en uno de los tantos campamentos esperando que el gobierno les entregue una vivienda básica y hacen planes para continuar con sus vidas en un lugar arrasado por la naturaleza y la desidia humana.

